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La Vergine è una delle più
vaste costellazioni dello Zodiaco: il Sole lattraversa da metà
settembre alla fine di ottobre. In questa costellazione si trova il
più cospicuo ammasso di galassie, il Superammasso della Vergine,
presso il confine nord della costellazione ed in parte nella vicina
Chioma di Berenice, a molti milioni di anni luce di distanza da noi.
Le galassie più luminose possono essere osservate con un telescopio
come deboli macchie.

E una costellazione molto antica, legata allagricoltura,
cui gli uomini si dedicarono come prima attività. La spiga che
la figura femminile tiene tra le mani ne è un chiaro riferimento,
e fa di questa figura un simbolo della madre Terra che tutti ci nutre.
La stella principale di questa costellazione è proprio chiamata
Spica, la spiga, una stella bianco-blu tra le più luminose del
cielo.
Cè unaltra stella in questa costellazione, che la
rende particolarmente legata al vino: Vindemiatrix, la vendemmiatrice,
la stella epsilon della Vergine.
Anticamente in questa zona cera una costellazione, poi caduta
in disuso: il Vendemmiatore, il cui ricordo sopravvive nel nome della
stella.
La stella del Vendemmiatore indicava agli antichi, col suo apparire
prima del sorgere del Sole, l'inizio del periodo della vendemmia (Settembre);
oggi, a causa della precessione degli equinozi, l'autunno inizia col
Sole nella Vergine, per cui all'inizio del periodo della raccolta dell'uva
sono le stelle del Leone a brillare ad oriente verso l'alba.
La sua leggenda venne tramandata da Ovidio e da Nonno di Panopoli. Rappresenterebbe
Ampelo, figlio di un satiro e di una ninfa, amico d'infanzia e primo
amore di Dioniso. Secondo Ovidio, Ampelo morì cadendo accidentalmente
mentre coglieva grappoli d'uva e venne tramutato da Dioniso (Bacco)
nella stella del Vendemmiatore. In Nonno, invece, Ampelo morì
mentre stava cavalcando un toro, reso furioso dalla puntura di un tafano
mandato da Ate per volere di Era; disperato Dioniso per la prima volta
pianse e ottenne che il corpo del giovane satiro venisse tramutato in
una pianta, la vite, così che dalla sua morte derivasse la prelibata
bevanda del vino.
Il dono di Dioniso è ben diverso da quello di altri dei, che
hanno offerto agli uomini lulivo o il pane: è il vino,
che fa dimenticare i dolori, allontana le lacrime e porta la felicità.
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